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La ballata del vecchio marinaio | Parte VII ≋

  Samuel Taylor Coleridge  affrontò per gran parte della sua esistenza una crescente dipendenza da oppio, inizialmente ricorrente per curare dolori fisici come reumatismi o nevralgie fin dalla giovinezza . Il ruolo dell’oppio, spesso assunto sotto forma di laudano, non rimase solo un rimedio medico: Coleridge ne fece un tratto della sua identità poetica, sfruttandolo anche come elemento di fascino per il pubblico romantico. Nonostante la sua fama di poeta visionario legato al mare e alle tempeste — e l’immaginario de La Ballata del Vecchio Marinaio che lo rese immortale — Coleridge non morì in mare né durante una tempesta. Morì invece il 25 luglio 1834, nella sua casa di Highgate, a Londra, all’età di 61 anni, dopo una lunga sofferenza dovuta a problemi cardiaci e polmonari, aggravati dall’abuso di oppio. Le cronache dell’epoca raccontano che si spense in maniera relativamente calma, assistito dal medico Gillman e dalla famiglia. La leggenda della “morte in tempesta” nasce pro...

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